mercoledì 16 dicembre 2015

Il Grinch dovrebbe essere donna

L'autrice in 'Outfit Grinch'
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Pensavo ai pensieri. In ognuno di noi ce ne sono molti: futili, pesanti, impregnanti, angosciosi e a volte una piccola percentuale di questi risulta felice. Tutti pensiamo, indistintamente, ma con una grande differenza: a qualcuno passano nella mente come un treno in corsa, lasciando dietro di loro semplicemente una scia acustica di circa 5 secondi, solo lievemente fastidiosa; ad altri invece rimangono, impregnando ogni singolo neurone di dubbi e domande, come una spugna intrisa di alcol che se tocchi con una ferita aperta non può fare altro che bruciare, fino a che non si decide di strizzare la spugna nonostante il bruciore non possa che aumentare nel mentre. Dieci minuti di dolore straziante e soffocante, ma poi basta, più o meno. Ecco, io faccio parte della seconda categoria, ma con la tendenziale aggravante di pensare troppo. Ed oggi pensavo. 
È quasi Natale, e ciò vuol dire che è anche quasi capodanno , e da quando ho iniziato ad essere una persona pensante questo periodo per me significa una sola cosa: bilancio. D'altronde sono una vergine e non posso fare a meno di fare piani e schemini, spuntando ciò che ho fatto in una confusionaria lista di obbiettivi, promesse a me stessa, propositi e  promemoria per evitare errori in un futuro; tanto meno posso rinunciarci quando si avvicina un periodo dove tutti ostentano felicità e gioia. 
In mezzo a queste lucine, a quest’aria di amore, a bambini che scrivono letterine e a persone freneticamente alla ricerca di regali, io cosa c’entro? La prima risposta, la più ovvia, è che c’entro per obbligazione: perché se fossi un ghiro, uno scoiattolo o qualsiasi tenero animaletto privo di dilemmi esistenziali a quest’ora sarei in letargo; e invece sono nata essere umano, o meglio, sono nata donna e come tale non solo sono predisposta geneticamente ad ogni tipo di dilemma esistenziale, ma anche socialmente determinata per inumidirmi gli occhi al pensiero di un vestito bianco. Ecco, probabilmente questo è esagerato, alla fine tutte noi siamo diverse, e come si può notare io faccio parte della categoria cinica, e che odia il Natale, tanto da chiedermi come mai chi ha inventato il Grinch lo abbia fatto brutto, verde, peloso e chiaramente di sesso maschile. Si, perché per come la vedo io, i veri Grinch sono belli, adorano i tacchi, e passano le loro serate a sorseggiare cocktail per arrivare a credere che le lucine sugli alberi sono stelle. Esagerato, ancora. Non posso negarlo, a volte sono seriamente teatrale, ma ad ogni modo, perché il Grinch è un uomo? Piccoli residui di una società maschilista? O semplicemente la personificazione dell’ex della scrittrice del copione? (perché credetemi, chi l’ha scritto è decisamente donna, o con una sviluppata parte femminile, altrimenti non avrebbe mai pensato di poter cambiare un orco che detesta il natale in un tenerone verde che adotta una bambina, rompiscatole e fastidiosa per di più!). 
E poi parliamo dei regali, perché questa è un’altra cosa che detesto del Natale. Chiariamoci, non detesto i regali in sé, detesto il fatto che spesso diventano un obbligo socialmente ben visto della serie “lo faccio a lei perché lei lo fa a me”; mentre secondo me un regalo dovrebbe essere mosso da un pensiero più profondo, dal desiderio di rendere felice qualcuno che si vuole bene con qualcosa di materiale, nient’altro che un espediente per farlo sorridere. Non riesco a immaginare un’espressione più bella di quando si riceve una sorpresa solo perché chi l’ha vista passando davanti a una vetrina ha pensato a me; o a qualcuno che ti regala qualcosa per ringraziarti di un bel momento passato insieme, o semplicemente perché sapeva che ti serviva e l’ha trovata prima di te. Un regalo senza motivo, simbolo di premura, sintonia e purezza. Se i regali di Natale fossero così,  ben venga; ma cosa sono in realtà? Puro consumismo. Una tradizione spogliata di buoni propositi usata dai commercianti per vendere e da noi per travestirci di rosso buonismo contornato da falsità bianco pelo. 
Si, esatto: buonismo e falsità, totale ipocrisia; sul calendario spunta il primo dicembre e tutti sono più gentili, più felici, buoni e premurosi. Ma poi qual è la verità? Siamo davvero felici? Maschera o magia che riporta a galla il bambino che c’è in noi? In un mondo dove la manipolazione è giustificata e le brave persone sembrano estinguersi giorno dopo giorno, dove le bugie sono considerate ‘bianche’ se utili a raggiungere scopi e presone, in questo modo ‘reificate’; dove il politicamente corretto prende il posto dell’onestà e dove la gentilezza cede il posto alla maleducazione; non vedo spazio per la magia. In un tempo dove aiutare il prossimo come principio di umanità viene annebbiato dalla paura che possa succederci qualcosa, in un tempo dove l’individualismo viene confuso con l’egoismo;  io ho trovato la mia risposta, e come potrei cambiarla?!

"L'ironia è un dono che pochi hanno, prendersi troppo seriamente un difetto di molti, l'autoironia... beh quello è il segno che la persona che hai davanti è speciale"


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