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| L'autrice in 'Outfit Grinch' Visit me @ https://it.linkedin.com/in/valentinatosatti |
È quasi Natale, e ciò vuol dire che è anche
quasi capodanno , e da quando ho iniziato ad essere una persona pensante questo
periodo per me significa una sola cosa: bilancio. D'altronde sono una vergine e
non posso fare a meno di fare piani e schemini, spuntando ciò che ho fatto in
una confusionaria lista di obbiettivi, promesse a me stessa, propositi e promemoria per evitare errori in un futuro;
tanto meno posso rinunciarci quando si avvicina un periodo dove tutti ostentano
felicità e gioia.
In mezzo a queste lucine, a quest’aria di amore, a bambini
che scrivono letterine e a persone freneticamente alla ricerca di regali, io
cosa c’entro? La prima risposta, la più ovvia, è che c’entro per obbligazione:
perché se fossi un ghiro, uno scoiattolo o qualsiasi tenero animaletto privo di
dilemmi esistenziali a quest’ora sarei in letargo; e invece sono nata essere
umano, o meglio, sono nata donna e come tale non solo sono predisposta
geneticamente ad ogni tipo di dilemma esistenziale, ma anche socialmente
determinata per inumidirmi gli occhi al pensiero di un vestito bianco. Ecco,
probabilmente questo è esagerato, alla fine tutte noi siamo diverse, e come si
può notare io faccio parte della categoria cinica, e che odia il Natale, tanto
da chiedermi come mai chi ha inventato il Grinch lo abbia fatto brutto, verde,
peloso e chiaramente di sesso maschile. Si, perché per come la vedo io, i veri
Grinch sono belli, adorano i tacchi, e passano le loro serate a sorseggiare
cocktail per arrivare a credere che le lucine sugli alberi sono stelle.
Esagerato, ancora. Non posso negarlo, a volte sono seriamente teatrale, ma ad
ogni modo, perché il Grinch è un uomo? Piccoli residui di una società
maschilista? O semplicemente la personificazione dell’ex della scrittrice del
copione? (perché credetemi, chi l’ha scritto è decisamente donna, o con una
sviluppata parte femminile, altrimenti non avrebbe mai pensato di poter
cambiare un orco che detesta il natale in un tenerone verde che adotta una
bambina, rompiscatole e fastidiosa per di più!).
E poi parliamo dei regali, perché
questa è un’altra cosa che detesto del Natale. Chiariamoci, non detesto i
regali in sé, detesto il fatto che spesso diventano un obbligo socialmente ben
visto della serie “lo faccio a lei perché lei lo fa a me”; mentre secondo me un
regalo dovrebbe essere mosso da un pensiero più profondo, dal desiderio di
rendere felice qualcuno che si vuole bene con qualcosa di materiale, nient’altro
che un espediente per farlo sorridere. Non riesco a immaginare un’espressione
più bella di quando si riceve una sorpresa solo perché chi l’ha vista passando
davanti a una vetrina ha pensato a me; o a qualcuno che ti regala qualcosa per
ringraziarti di un bel momento passato insieme, o semplicemente perché sapeva
che ti serviva e l’ha trovata prima di te. Un regalo senza motivo, simbolo di
premura, sintonia e purezza. Se i regali di Natale fossero così, ben venga; ma cosa sono in realtà? Puro
consumismo. Una tradizione spogliata di buoni propositi usata dai commercianti
per vendere e da noi per travestirci di rosso buonismo contornato da falsità
bianco pelo.
Si, esatto: buonismo e falsità, totale ipocrisia; sul calendario
spunta il primo dicembre e tutti sono più gentili, più felici, buoni e
premurosi. Ma poi qual è la verità? Siamo davvero felici? Maschera o magia che
riporta a galla il bambino che c’è in noi? In un mondo dove la manipolazione è
giustificata e le brave persone sembrano estinguersi giorno dopo giorno, dove
le bugie sono considerate ‘bianche’ se utili a raggiungere scopi e presone, in
questo modo ‘reificate’; dove il politicamente corretto prende il posto
dell’onestà e dove la gentilezza cede il posto alla maleducazione; non vedo
spazio per la magia. In un tempo dove aiutare il prossimo come principio di
umanità viene annebbiato dalla paura che possa succederci qualcosa, in un tempo
dove l’individualismo viene confuso con l’egoismo; io ho trovato la mia risposta, e come potrei
cambiarla?!
"L'ironia è un dono che pochi hanno, prendersi troppo seriamente un difetto di molti, l'autoironia... beh quello è il segno che la persona che hai davanti è speciale"

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